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Ramiro Meng e la Scultura
L’intensa e molteplice attività artistica di Ramiro Meng annovera anche
una nutrita serie di opere scultoree, progettate soprattutto come ornamento per i suoi interventi in campo
edilizio e monumentale, e realizzate a volte da semplici scalpellini, ma in molti casi da celebri artisti,
tra cui Marcello Mascherini. |
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L’intensa e molteplice attività artistica di Ramiro Meng
annovera anche una nutrita serie di opere scultoree, progettate soprattutto come ornamento per i suoi interventi in campo
edilizio e monumentale, e realizzate a volte da semplici scalpellini, ma in molti casi da celebri artisti, tra cui
Marcello Mascherini.
Il primo approccio di Meng con la scultura risale alla fine degli anni Venti, quando inizia a progettare monumenti funerari
– in massima parte per il Cimitero Cattolico di Sant’Anna a Trieste – e decorazioni plastiche per edifici
da lui firmati.
La prima realizzazione in ambito funerario è la sua tomba di famiglia (Dorligo-Sirca, 1928-1929),
un sarcofago sormontato da un coperchio a orecchioni e decorato sul fronte da un volto di Cristo a rilievo, tradizionalmente
considerato opera di Marcello Mascherini (Udine 1906-Trieste 1983), scultore con cui collabora, oltre che per case d’abitazione
(via Locchi 2; via Franca 24), anche per altri monumenti funebri nel biennio 1929-1930, quali le tombe Hesse e Godigna. La tomba Stuparich (1930), la “porta aperta verso l’eternità”
dedicata a Carlo, fratello dell’amico Giani, viene scolpita invece da Ruggero Rovan (Trieste 1877-1965),
mentre Giovanni Scheriani (Trieste 1887-1947) esegue la cappella Preziosa (1935), un grande monumento
a pianta circolare con le pareti formate da sottili e slanciati fusti di colonne e coperto da un semplice disco di pietra. |
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La produzione di tombe monumentali prosegue ininterrotta sino agli
ultimi anni di vita di Meng: è infatti del 1965 la
tomba Vram, una cappella eseguita secondo
l’originale stile scultoreo che l’artista ha intrapreso già negli anni Cinquanta, cioè
trattando la pietra come le lastre di linoleum delle sue incisioni, sia per l’accentuazione delle linee di
contorno, sia per la somiglianza con le xilografie tedesche del Quattrocento che già gli avevano ispirato le
serie di stampe con la
Via Crucis del 1948 e 1949 (quest’ultima per la cappella della
turbonave “Conte Biancamano”). |
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Il desiderio di progettare a tutto tondo un edificio, già realizzato in parte in alcune
case d’abitazione a partire dal 1928, riaffiora con maggior intensità quando all’architetto viene
affidata la ricostruzione della chiesa francescana della Beata Vergine delle Grazie di via Rossetti (1950-1954),
distrutta nel 1944 durante un bombardamento: Meng, che ritiene l’edificio l’opera della sua vita, ne
progetta ed esegue anche la decorazione plastica del portale e del rosone, senza poterla compiere del tutto secondo i
suoi disegni. Tra le parti realizzate sono i
pilastri dell’ingresso: rivestiti da pannelli in
pietra d’Aurisina lavorata al grezzo, alcuni di essi recano rilievi figurati con immagini di martiri e scene narrative della vita di san Francesco.
Sempre nel campo ecclesiastico, Meng realizza per la cattedrale di San Giusto un nuovo pulpito, consacrato
nel 1954: scolpito in legno di noce da un intagliatore locale, è di forma cilindrica e percorso da un rilievo che
si snoda ai lati della Vergine in trono.
I testi sono tratti da: "Ramiro Meng 1895-1966 L'incantesimo della visione"
Libreria Internazionale Italo Svevo Trieste
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